Un marchio di classe

UN MARCHIO DI CLASSE AVV SILVIA DI VIRGILIO LEX AROUND ME MILANO

Un marchio di classe.

In base al bene che vuoi contraddistinguere e alla specifica funzione che assume maggiore rilievo nella tua attività, i marchi possono essere classificati in diversi modi.

Le modalità di classificazione più comuni dei marchi sono:

  • generali: marchi che contraddistinguono la generalità della produzione dell’impresa (ad es. il marchio Fiat);
  • speciali: marchi che vengono usati, accanto a quelli generali, per contraddistinguere specifiche tipologie di beni o prodotti (ad es. al marchio Panda);
  • prodotto: marchi che contraddistinguono un prodotto (ad es. il marchio Twix delle barrette di cioccolato);
  • servizio: marchi che contraddistinguono un servizio (ad es. il marchio TIM per la telefonia);
  • fabbrica: marchi che indicano un determinato produttore;
  • commercio: marchi che individuano il soggetto che si occupa della commercializzazione di quel prodotto. Questo segno può essere aggiunto a quello del produttore;
  • raccomandazione o di selezione: marchi appartenenti a soggetti che li utilizzano per comunicare che determinati prodotti di terzi sono stati da loro selezionati e vengono quindi raccomandati al pubblico.

Marchio espressivo.

La giurisprudenza ammette la legittimità dei marchi c.d. espressivi, ossia i segni che descrivono, evocano o almeno richiamano il prodotto e le sue caratteristiche.

La registrazione di un marchio espressivo è ammessa quando l’elemento descrittivo del prodotto è accompagnato da elementi di differenziazione. Come l’aggiunta di un prefisso o di un suffisso oppure una distorsione della parola in questione.

Questo a condizione che gli elementi ulteriori o l’alterazione lessicale siano di un certo rilievo e siano tali da creare almeno una distanza minima fra il marchio e il segno descrittivo.

Ad esempio il marchio “Melinda” è stato validamente registrato per contraddistinguere una specie particolare di mele. Mentre un semplice marchio formato dal termine generico “mela” sarebbe stato nullo per mancanza di carattere distintivo.

Così come il marchio “Oransoda” per la bevanda analcolica a base di succo d’arancia mentre non è stata concessa la registrabilità del marchio “il camiciaio” per il commercio di camicie e cravatte.

I marchi espressivi sono in linea di massima marchi deboli.

Marchio di fantasia.

Il divieto di utilizzare come marchio una denominazione generica o un segno di uso comune nel linguaggio non impedisce di registrare marchi che, pur avendo nel linguaggio comune un proprio autonomo significato, non presentano alcun collegamento concettuale con il bene contraddistinto.

Ad esempio al marchio “Strega” utilizzato per contraddistinguere un tipo di liquore oppure al marchio “Apple” per elaboratori e dispositivi tecnologici.

Per questi marchi, si parla di marchi di fantasia. I marchi di fantasia sono in linea di massima marchi forti, per cui anche una lieve differenziazione rispetto a un marchio debole è sufficiente perché possa escludersi la sussistenza di un rischio di confusione con un altro marchio che presenti elementi di similitudine con il primo.

Sono ritenuti marchi forti:

  • “Gambero Rosso”. La presenza di un’Osteria del Gambero Rosso nel romanzo di Collodi “Le Avventure di Pinocchio” non esclude il carattere di novità del marchio, non risultando in alcun modo accertato che già prima della registrazione del marchio il segno “Il Gambero Rosso” fosse diventato di uso corrente nel settore gastronomico e alimentare.
  • “Chicco”. Questo marchio è oggetto di plurime registrazioni, sia in Italia che a livello internazionale. Il marchio è composto da una parola di uso comune che non ha alcun collegamento con la natura e la funzione dei prodotti cui si riferisce.
  • “PeopleSoft”. L’unione dei termini People e Soft, uniti in una parola composta, è idonea a convertire il carattere generico delle parole originarie in un segno che si differenzia e che, per effetto dell’unione, è dotato di un carattere nuovo e autonomo.

Sono, invece, ritenuti marchi deboli:

“Finitalia” per servizi finanziari. Il marchio richiama in maniera esplicita il settore di riferimento, nel cui ambito è usuale l’utilizzazione del prefisso “fin”; mentre la restante parte («italia») non assume nessun rilievo distintivo relativamente a un’impresa che opera sul territorio nazionale. Lo stesso per il marchio nel suo complesso, che non ricava nessun maggiore valore individualizzante dall’unione delle due parti.

“Sportland”, per indicare il luogo o lo spazio dedicato allo sport, identificando quindi il luogo in cui vengono commercializzati articoli sportivi.

«caffeina» per l’esercizio di bar, in quanto evocativo del termine «caffé» che identifica sia il prodotto sia il luogo in cui esso viene servito.

Trasformazione da marchio debole a marchio forte.

È possibile che un marchio costituito da un segno, ad esempio, una sigla, originariamente debole, diventi forte per effetto dell’uso protratto nel tempo e della progressiva diffusione commerciale ottenuta sul mercato. In questi casi, infatti, il marchio si imprime nella mente dei consumatori, che automaticamente lo assoceranno al titolare e ai suoi prodotti.

L’acquisto di una forte capacità distintiva per effetto dell’uso è opponibile solo a chi abbia avviato l’uso di un marchio confondibile in epoca successiva al rafforzamento del carattere distintivo.

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Tutti i marchi e i segni distintivi riportati all’interno del post sono utilizzati a soli fini esplicativi e appartengono in via esclusiva ai legittimi proprietari.

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