Un marchio che sorride

UN MARCHIO CHE SORRIDE AVV SILVIA DI VIRGILIO LEX AROUND ME MILANO

Un marchio che sorride.

Il marchio appartiene al suo titolare che può impedirne l’uso illegittimo o potenzialmente confusorio.

Un caso particolare di uso che può essere lecito del marchio altrui è quello della parodia.

Ossia l’uso del marchio non in funzione distintiva e nell’ambito di un’attività economica ma come imitazione caricaturale del segno.

La giurisprudenza ha esaminato più volte casi in cui il terzo utilizzatore aveva sostenuto l’uso parodistico del marchio. Il criterio guida della giurisprudenza nel risolvere questi casi è la verifica se tale uso dia luogo a un’autonoma opera artistica. E non si concretizzi, invece, in uno sfruttamento commerciale del segno.

La maggior parte dei casi della giurisprudenza italiana ed europea si riferisce all’utilizzazione di marchi celebri opportunamente “storpiati” apposti su vestiti o gadgets.

In questi casi la giurisprudenza ha ritenuto che l’utilizzazione del marchio sia illecita in quanto finalizzata allo sfruttamento economico del marchio.

I casi in cui è stato ritenuto che dovesse, invece, prevalere il principio costituzionale della libertà di espressione si riferiscono all’utilizzazione di marchi celebri nell’ambito di sketch teatrali o televisivi. Ambito in cui la parodia era in funzione dello spettacolo e non si concretizzava in uno sfruttamento diretto del marchio.

È evidente che qualunque utilizzazione del marchio in chiave parodistica, anche all’interno di uno spettacolo, può essere ricondotta in astratto a un’attività economica.

L’orientamento prevalente affida al giudice il compito di svolgere una valutazione fondata sul buon senso e finalizzata a comprendere se l’uso del marchio sia finalizzato allo sfruttamento commerciale dello stesso.

Cosa che si verifica in ogni caso in cui ci sia la vendita o l’offerta promozionale di gadget recanti il marchio. Oppure se l’uso parodistico sia avvenuto nell’ambito di un’attività artistica non riconducibile a un diretto sfruttamento economico del marchio.

In questo senso il Tribunale di Milano ha stabilito che “Non è confondibile con il marchio della Lacoste, riproducente un coccodrillo raffigurato in maniera naturalistica e senza elementi di fantasia, il marchio costituito dalle parole «Croco Kids» e da una raffigurazione di carattere ironico e giocoso di un coccodrillo umanizzato”. Nel caso specifico, infatti, il marchio era rappresentato in maniera fumettistica, in posizione eretta e appoggiato con le zampe incrociate nonché vestito come un bambino con maglietta a righe e calzoncini corti. Secondo la Corte non integrava “il carattere burlesco della rappresentazione alcun surrettizio ed implicito riferimento al primo marchio“.

Sempre il Tribunale di Milano ha, invece, affermato che “costituisce contraffazione del marchio registrato Agip, consistente nella raffigurazione di un cane a sei zampe dalla cui bocca esce una fiammata in campo giallo delimitato da una linea scura, la riproduzione del segno su magliette con la scritta «Acid» collocata al posto della scritta «Agip». Detto marchio gode infatti di rinomanza ed il suo uso senza titolo da parte del terzo è idoneo ad arrecare un indebito vantaggio al terzo ed un pregiudizio alla rinomanza del marchio“.

In sostanza, quando la somiglianza tra due marchi in conflitto è  un’ironica citazione di un marchio famoso  l’utilizzo può essere considerato lecito.

A condizione che il marchio non sia usato per determinare confusione nei potenziali acquirenti o per agganciarsi alla notorietà del marchio sfruttandola commercialmente.

Anche se non si può escludere a priori che l’uso parodistico possa determinare conseguenze negative sul marchio citato parodisticamente. In qualche modo ledendo i diritti del titolare anche quando possa ragionevolmente escludersi che l’utilizzo sia stato concepito per avere effetti sul terreno concorrenziale.

Se vuoi utilizzare un marchio altrui a fini parodistici non devi averne un vantaggio economico e non devi causare un pregiudizio al marchio stesso.

 

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