Un marchio che fa tendenza

UN MARCHIO CHE FA TENDENZA AVV SILVIA DI VIRGILIO LEX AROUND ME MILANO

Un marchio che fa tendenza.

I marchi sono parole, simboli o disegni creati per identificare un prodotto o un servizio.

I marchi contribuiscono a mantenere il valore e la reputazione di un brand.

E sono un aiuto concreto contro chi cerca di utilizzare indebitamente il marchio, sfruttando la scia di successo di un brand affermato a proprio vantaggio.

Lo sfruttamento di marchi famosi, anche già registrati, è cosa nota.

Di recente si sta assistendo a un aumento delle registrazioni opportunistiche di marchi relativi a parole o frasi di tendenza.

Due esempi.

Nel maggio del 2016, un gorilla di nome Harambe è stato abbattuto presso lo zoo di Cincinnati dopo aver catturato un bimbo di tre anni che era caduto nel suo recinto.

La storia è stata ripresa dai notiziari di tutto il mondo e la decisione di abbattere Harambe è diventata rapidamente argomento di dibattiti e polemiche.

Il nome del gorilla è diventato virale su Internet, provocando un afflusso esagerato di tributi ad Harambe.

L’opportunità di capitalizzare questa storia non è passata inosservata.

Poco più di un mese dopo la fine del caso, un imprenditore dell’Ohio ha presentato una domanda di registrazione per il nome Harambe.

Lo scopo della registrazione era utilizzare il nome su una gamma di prodotti, tra cui t-shirt, cappelli e altro.

Una situazione simile si è verificata il 30 maggio del 2017, quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato un tweet notturno con un errore di battitura.

Covfefe invece che Coffee.

Il termine è diventato immediatamente virale e diverse persone hanno provato a decifrare il significato della parola, interpretandola a modo loro.

All’ora di pranzo del giorno successivo era già stata presentata una domanda di registrazione per la frase ‘Covfefe Coffee’ e due settimane dopo erano state presentate 32 differenti richieste per frasi contenenti la parola.

In entrambi i casi le domande sono state respinte.

A prescindere dalle intenzioni reali di chi ha tentato di registrare i termini legati a queste storie, alcuni potrebbero davvero cercare di usare il nome a fini di merchandising.

Altri però potrebbero aver voluto semplicemente ‘occupare’ un marchio.

La certezza è che quasi tutti i tentativi di registrare frasi e parole di tendenza come queste sono destinati a fallire.

La ragione è abbastanza semplice.

Il marchio distingue i prodotti e i servizi del titolare da quelli di un altro attraverso l’uso; ma devono anche fungere da identificatori della fonte.

Questi elementi sono essenziali non solo per ottenere la registrazione ma anche per mantenere, proteggere e controllare tali diritti.

Quindi: non costituisce alcun problema se qualcuno vuole inserire una determinata frase su una t-shirt.

Ma per registrare la stessa frase, chi registra deve essere il titolare della stessa frase, non un terzo.

L’unica persona che avrebbe potuto effettivamente registrare la parola covfefe sarebbe stato Trump. E l’unica che poteva registrare il marchio Harambe era Harambe stesso o forse lo zoo di Cincinnati.

Inoltre il marchio può essere validamente registrato solo se ci sono prove concrete che il titolare utilizzerà quel marchio per fini commerciali.

Rivendicare l’intenzione di usare il marchio su una gamma di prodotti è una cosa. Fornire esempi concreti di “uso effettivo” è un’altra.

Soprattutto per chi potrebbe cercare solo di “occupare” un marchio. Questo è, infatti, spesso il fine dei tentativi di registrazione di un marchio.

Per ulteriori approfondimenti o per avere maggiori informazioni contattami per tutelare al meglio la tua idea e la tua azienda.

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