Mi manda Mark o Marco Caltagirone

MI MANDA MARK O MARCO CALTAGIRONE AVV SILVIA DI VIRGILIO LEX AROUND ME MILANO

Anche chi non frequenta i “salotti” della tv non può essersi perso la più che nota vicenda di Mark Caltagirone (o Marco Caltagirone).

Se si cerca “Mark Caltagirone” su Google i risultati sono oltre 7 milioni. 9 milioni se si cerca “Marco Caltagirone”.

Su Instagram l’hashtag @marckcaltagirone ha più di 20 mila follower e oltre 200 mila visualizzazioni delle sue storie, in cui alterna messaggi di solidarietà dei fan a promozione di tisane e anelli, come fosse un influencer qualsiasi.

E «Mark Caltagirone» è diventato anche un brand che vende online t-shirt. 

Perfino Netflix ha giocato sulla vicenda ipotizzando di realizzare una serie televisiva “Mark” con una finta promo: «Nel 2019 un uomo senza volto innesca una serie di reazioni a catena tra intrecci familiari, misteri e matrimoni naufragati». Protagonista: un uomo senza volto.

MI MANDA MARK O MARCO CALTAGIRONE NETFLIX AVV SILVIA DI VIRGILIO LEX AROUND ME MILANO

Netflix

 

 

 

 

 

 

 


Anche la celebre catena di fast food Burger King ha voluto scherzare sulla questione. Sfruttando lo slogan “A modo tuo”, i social del celebre “hamburger”, ha modificato il messaggio scrivendo: “A modo di Mark Caltagirone”. 

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Burger King

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma questa storia che avrebbe potuto risolversi solo nella bufala dell’anno ha risvolti giuridici seri.

I presunti debiti della Prati, il coinvolgimento di minori, alcune fatture – pare – non pagate, l’utilizzo indebito di immagini altrui e il furto di identità.

L’utilizzo indebito di immagini altrui

Le foto di Mark o Marco Caltagirone appartengono in realtà a due diversi soggetti: quelle circolate in rete sono di un avvocato romano e quelle mostrate agli addetti ai lavori sono, invece, di un manager del mondo dello spettacolo (ritratto insieme alla figlia minore, spacciata anche lei per un’altra bambina).

Ma anche l’altro “protagonista” della vicenda, Simone Coppi, è in realtà un ignaro modello e Mister Svizzera nel 2008.

Ma si possono prendere liberamente le immagini altrui pubblicate sui Social?

È consuetudine che siti web, riviste e anche blog attingano dai social network per reperire immagini. Una prassi basata sull’errato  presupposto che l’immagine, una volta online sul social, sia di dominio pubblico. 

Non è così.

Nemmeno se il presunto profilo da cui si attingono le immagini è un profilo con una visibilità pubblica.

Si commette un illecito se si utilizza un’immagine di un profilo altrui sostenendo che se sia stata postata su Facebook sia di pubblico dominio; e che quindi si possa usare senza il consenso del titolare.

Infatti la pubblicazione di foto su Facebook nella pagina di chi le ha scattate “non comporta la cessione integrale dei diritti fotografici” e dunque, in caso di indebita appropriazione, viene riconosciuto “il danno per violazione del diritto d’autore”. 

Il furto di identità

Rubano l’identità su internet e attivano un piccolo finanziamento, a nostro carico, che toglie pochi soldi al mese sul conto, così non ce ne accorgiamo. Oppure tentano il colpo grosso e effettuano un corposo bonifico dal nostro conto corrente.

Ma l’identità può essere rubata anche sui social network per scrivere a nostro nome commenti o post lesivi della nostra reputazione.

Una minaccia molto più diffusa di quanto si possa immaginare.

Perché il furto d’identità può avvenire anche senza colpa da parte della vittima.

Sono sempre più frequenti gli attacchi di cyber criminali che entrano in server internazionali di servizi web o anche di hotel e fanno incetta di dati personali degli utenti.

E questi “data breach” si aggiungono alle tecniche più classiche: phishing o malware utilizzati dai criminali per sottrarre dati da computer o cellulari degli utenti.

Quali sono i dati che vengono rubati:

  • Personali degli utenti (nome, cognome, data di nascita, mail)
  • Finanziari (numero di carta di credito, intestatario, scadenza carta)»

Perché avviene il furto d’identità

Il furto di identità avviene principalmente in due casi:

  • quando qualcuno utilizza l’identità di un’altra persona per svolgere un’attività di cui si vogliono addossare le conseguenze ad altri (es. finanziamento al consumo). In questo caso al malintenzionato non interessa chi sia la vittima;
  • quando qualcuno utilizza l’identità di un’altra persona per compiere azioni a nome di una specifica persona (es. impersonare qualcuno su un social network per attribuirgli dichiarazioni).

Ovviamente i profili di gravità del furto di identità finalizzato a dare un volto a un personaggio inesistente sono ben diversi dall’appropriarsi dell’immagine altrui a scopo di diffamazione oppure per ledere la sua reputazione.

Ma se dietro all’utilizzo indebito di immagini altrui, oltre che alla violazione del diritto d’autore e della persona, si accerteranno gli estremi dell’indebito arricchimento, della truffa o del mancato pagamento di prestazioni altrui allora i risvolti giuridici della vicenda Mark o Marco Caltagirone saranno davvero molti e gravi.

 

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