Il tuo e-commerce è a prova di legge?

Lex Around Me il tuo e-commerce è a prova di legge

Il tuo e-commerce è a prova di legge?

Gli elementi essenziali che il tuo sito di e-commerce deve contenere per essere a norma sono:

  • Dati obbligatori
  • Condizioni generali chiare e comprensibili
  • Pratiche commerciali corrette
  • Rispetto della proprietà intellettuale
  • Informativa privacy
  • Informativa cookie

Dati web obbligatori

L’art. 2250 c.c., modificato dall’art. 42, L. 88/2009 impone alle società di capitali di pubblicare informazioni legali nei propri atti o nella corrispondenza.

I dati da pubblicare sulla homepage sono:

  • ragione sociale
  • sede legale
  • codice fiscale e partita IVA
  • posta elettronica certificata (PEC)
  • ufficio del Registro dove si è iscritti
  • numero repertorio economico amministrativo (Rea)
  • capitale in bilancio (società di capitali)

L’obbligo di pubblicare la partita IVA sulla home page del sito riguarda anche siti web utilizzati per motivi pubblicitari.

Oltre a questi elementi andrà indicata l’eventuale liquidazione in seguito a scioglimento, se la società è a unico socio (S.p.A. e S.r.l. unipersonali), la società o l’ente alla cui attività di direzione e di coordinamento la società è soggetta (ai sensi dell’art. 2497-bis c.c.).

Per le aziende che svolgono attività di e-commerce, l’art. 7 del D.Lgs. 70/2003 impone di indicare gli estremi dell’autorità competente, in caso di attività soggetta a concessione, licenza o autorizzazione.

Il mancato adempimento degli obblighi di cui all’art. 2250 c.c., prevede l’applicazione di una sanzione pecuniaria compresa tra € 206,00 e € 2.065,00 comminata dalla Camera di Commercio.

Controlla sempre che sull’homepage del tuo sito compaiano le informazioni prescritte dalle legge.

Condizioni generali di vendita

Le condizioni di vendita all’interno del sito devono rispettare quanto stabilito dal Codice del Consumo e dal D. Lgs. n. 114/98 sulla disciplina relativa al settore del commercio.

La contrattazione “anticipata” che avviene via web comporta la necessità di un documento che contenga tutte le condizioni generali che disciplinano il rapporto contrattuale (sia che si tratti di vendita di prodotto che di fornitura di servizio).

Il linguaggio utilizzato deve essere semplice e comprensibile.

A carico del professionista sono posti un insieme di obblighi informativi (tra cui le caratteristiche dei beni e dei servizi, il prezzo totale, le modalità di pagamento e consegna, la durata del contratto).

Questi obblighi valgono per tutti i contratti diversi dai contratti a distanza e dai contratti negoziati fuori dai locali commerciali, fornendo così una “copertura” generale indipendentemente dalla tipologia contrattuale.

La normativa prevede anche una disciplina unitaria delle informazioni da fornire sul:

  • recesso
  • diritto del consumatore, in caso di ritardo nella consegna, di risolvere il contratto con il rimborso del prezzo eventualmente corrisposto
  • passaggio del rischio e sui pagamenti supplementari

Per quanto riguarda l’ipotesi di contratto concluso nell’ambito di un sito di commercio elettronico è necessario che le condizioni generali di contratto siano portate a conoscenza del destinatario in maniera adeguata.

Bisogna tenere conto delle caratteristiche dello strumento di comunicazione utilizzato, così che sia assolto il requisito previsto dalla legge affinché le condizioni generali di contratto predisposte siano considerate efficaci.

Sono efficaci se al momento della conclusione del contratto l’altra parte le abbia conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l’ordinaria diligenza.

È, importante, quindi che le condizioni generali siano raggiungibili dalla home page e siano esaustive e complete.

Pratiche commerciali corrette

Per pratica commerciale si intende

“qualsiasi azione, omissione, condotta o dichiarazione, comunicazione commerciale ivi compresa la pubblicità e la commercializzazione del prodotto, posta in essere da un professionista, in relazione alla promozione, vendita o fornitura di un prodotto ai consumatori”.

Il Codice del Consumo, agli artt. da 20 a 27-quater disciplina le pratiche commerciali scorrette tra professionisti e consumatori e le pratiche commerciali scorrette tra professionisti e microimprese.

In linea generale, una pratica commerciale è ritenuta scorretta quando:

  • è contraria alla diligenza professionale
  • è falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico – in relazione al prodotto o servizio venduto – del consumatore medio che raggiunge o al quale è diretta

In particolare, sono scorrette le pratiche commerciali ingannevoli e quelle aggressive.

L’illiceità può essere dichiarata: a seguito di una valutazione dell’autorità giudiziaria competente su alcuni elementi ovvero in base al fatto che la fattispecie corrisponde a un’ipotesi inserita in un elenco predeterminato dal legislatore.

Ovviamente le pratiche commerciali scorrette sono vietate.

Le pratiche commerciali ingannevoli si suddividono in attive – azioni – o passive, omissioni.

Si considerano azioni ingannevoli quelle pratiche commerciali che contengono informazioni non veritiere o, seppure di fatto corrette, inducono o sono idonee a indurre in errore il consumatore medio riguardo a una serie di elementi.

Anche le azioni che inducono il consumatore – o sono idonee a indurlo – ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso sono considerate ingannevoli.

Le condotte attive che possono essere oggetto di valutazione per una eventuale qualificazione di “pratica commerciale scorretta” sono disciplinate dall’art. 21 del Codice del Consumo.

A titolo di esempio:

  • l’esistenza o la natura del prodotto
  • le caratteristiche principali del prodotto (disponibilità, vantaggi, rischi, composizione, accessori, l’assistenza post-vendita e i reclami, la consegna, ecc…)
  • il prezzo o il modo in cui questo è calcolato, l’esistenza di uno specifico vantaggio quanto al prezzo
  • la necessità di una manutenzione, ricambio, sostituzione o riparazione
  • i diritti del consumatore, incluso il diritto di sostituzione o rimborso, ai sensi dell’art. 130 del Codice del Consumo

Tra le pratiche commerciali ingannevoli che possono indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso, rientrano:

  • una qualsiasi attività di commercializzazione del prodotto che ingenera confusione con prodotti, marchi, denominazione sociale e altri segni distintivi di un concorrente, ivi compresa la pubblicità comparativa illecita
  • il mancato rispetto da parte del professionista degli impegni contenuti nei codici di condotta che si è impegnato a rispettare, ove si tratti di un impegno fermo e verificabile, e il professionista indichi in una pratica commerciale che è vincolato dal codice

La normativa individua altre ipotesi in cui una condotta possa essere oggetto di valutazione ai fini di individuarne la scorrettezza.

In particolare, si considerano scorrette le pratiche commerciali che:

  • riguardando prodotti suscettibili di porre in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori, omettono di darne notizia in modo da indurre i consumatori a trascurare le normali regole di prudenza e vigilanza
  • in quanto suscettibile di raggiungere bambini ed adolescenti, possono, anche indirettamente, minacciare la loro sicurezza
  • richiedano un sovrapprezzo dei costi per il completamento di una transazione elettronica con un fornitore di beni o servizi

Costituiscono pratiche commerciali ingannevoli anche le condotte omissive.

In particolare, sono considerate omissioni ingannevoli le pratiche commerciali che, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, nonché dei limiti del mezzo di comunicazione impiegato, omettono informazioni rilevanti.

Informazioni di cui il consumatore medio ha bisogno in tale contesto per prendere una decisione consapevole e inducono o sono idonee a indurre in tal modo il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso.

Se il mezzo di comunicazione impiegato per la pratica commerciale impone restrizioni in termini di spazio o di tempo si deve tenere conto di tali restrizioni e di qualunque misura adottata dal professionista per rendere disponibili le informazioni ai consumatori con altri mezzi.

Proprietà intellettuale

L’ambito di interesse della proprietà intellettuale riguarda, naturalmente, l’utilizzo legittimo delle immagini sul sito web.

Per approfondimenti sul tema puoi leggere il post Condividi nel modo giusto le tue immagini? e gli altri post che trovi nella sezione Proprietà Intellettuale.

Trovare e utilizzare legittimamente immagini altrui sul proprio sito internet è fondamentale per non violare diritti di proprietà intellettuale.

E anche evitare le possibili conseguenze negative derivanti da una richiesta di risarcimento danni.

Non tutte le immagini che si trovano online sono coperte da copyright ed è, naturalmente, possibile procurarsi legittimamente il diritto di utilizzare immagini protette.

Quali sono i canali per acquisire in sicurezza le immagini da utilizzare nel tuo sito web?

Il metodo più ovvio per procurarsi le immagini da utilizzare è quello di scattarle da soli.

Queste immagini non sono infatti soggette a licenze o copyright di terzi.

Anche nel caso in questione è tuttavia necessario osservare alcune regole:

  • se le nostre foto ritraggono persone estranee è necessario acquisire il loro consenso prima di poterle pubblicare online
  • quando le nostre foto riproducono materiale coperto da copyright è necessario acquisire il consenso dell’autore
  • se le nostre foto riproducono un evento privato è necessario ottenere il consenso prima di pubblicarle

In tutti i casi di utilizzo di immagini proprie su internet è consigliabile esplicitare se le stesse siano liberamente prelevabili e utilizzabili da parte di altri utenti o se, al contrario, occorra il consenso espresso dell’autore.

Il metodo più rapido per trovare immagini su internet è quello di cercarle attraverso la ricerca immagini di Google.

La maggior parte delle immagini su Google sono coperte da copyright e non è dunque possibile prelevarle e utilizzarle senza l’autorizzazione dell’autore.

È tuttavia possibile limitare la ricerca alle immagini che risultino liberamente utilizzabili, modificabili e condivisibili, anche a scopo commerciale.

A seconda dell’opzione scelta sarà possibile utilizzare le immagini trovate, avendo cura di non violare i termini di licenza specifici per ogni immagine prelevata.

Anche Flickr – uno dei siti internet più popolari che raccoglie milioni di immagini – è una delle principali fonti per trovare immagini liberamente utilizzabili.

Su Flickr le immagini sono classificate sotto due principali categorie: immagini coperte da copyright e immagini rilasciate sotto la Creative Commons Licence.

Le immagini coperte da copyright sono facilmente identificabili dalla presenza del relativo simbolo e della frase “tutti i diritti riservati” nella sezione “ulteriori informazioni” di ogni immagine.

Per utilizzare queste immagini è necessario il consenso dell’autore così come specificato nella guida messa a disposizione dal Flickr.

La seconda categoria di immagini disponibili su Flickr è coperta dalla Creative Commons Licence.

Questa licenza permette di usare il lavoro altrui, pur con alcune limitazioni.

Le immagini pubblicate sotto questo tipo di licenza sono a loro volta suddivise in varie categorie a seconda di quello che è o non è consentito fare.

Maggiori dettagli sulle licenze puoi trovarli sulla pagina dedicata di Flickr.

Un’alternativa molto diffusa per procurarsi le immagini necessarie è quella di acquistarle su un sito specializzato.

Queste foto sono generalmente vendute “royalty free” e sono quindi utilizzabili e riutilizzabili dall’acquirente anche per scopi commerciali.

In questi casi bisognerà fare riferimento ai termini e condizioni di licenza che ogni venditore applica alle immagini distribuite tramite i propri canali.

Informativa privacy

Quando i dati sono raccolti e utilizzati su un sito di e-commerce, il trattamento dei dati personali deve rispettare alcune regole.

La materia è regolata dal Codice della Privacy che disciplina gli obblighi di informativa, consenso, trattamento e conservazione dei dati personali.

Obblighi informativi

Ai sensi dell’art. 13 del codice chiunque intenda raccogliere dati personali altrui deve preventivamente fornire all’interessato alcune informazioni affinché possa esercitare i propri diritti spiegando:

  • le finalità e le modalità del trattamento cui sono destinati i dati
  • la natura obbligatoria o facoltativa del conferimento dei dati
  • e conseguenze di un eventuale rifiuto di rispondere
  • i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di responsabili o incaricati, e l’ambito di diffusione dei dati medesimi
  • i diritti di cui all’articolo 7 (revoca del trattamento)
  • gli estremi identificativi del titolare del trattamento dei dati e, se designati, del rappresentante nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 5 e del responsabile del trattamento

L’informativa sul trattamento dei dati personali deve essere presente sul sito internet ed essere facilmente identificabile dagli utenti.

Nel caso in cui l’informativa venga modificata, è opportuno che la relativa pagina web riporti la data a partire dalla quale la nuova versione ha effetto.

E’ comunque consigliabile, a fini probatori, conservare la precedente versione.

In caso di mancato rispetto degli obblighi informativi è prevista una sanzione amministrativa di importo compreso tra € 6.000,00 e € 36.000,00.

Una volta assolti gli obblighi informativi il soggetto che raccoglie i dati personali degli utenti è autorizzato al loro trattamento solo se ricorrono i presupposti dell’art. 26 del Codice Privacy, ovvero:

  • l’interessato ha manifestato espressamente il consenso al trattamento (che può essere anche parziale)
  • sono stati assolti gli obblighi informativi
  • il consenso è stato espresso liberamente e specificamente in riferimento a un trattamento chiaramente individuato
  • il consenso è stato espresso in forma scritta, se avente a oggetto dati sensibili

In caso di mancato rispetto delle prescrizioni di legge e’ prevista una sanzione amministrativa di importo compreso tra € 10.000,00 e € 120.000,00.

Nel caso di un sito web il consenso viene espresso mediante l’apposizione di un flag su un’apposita casella inserita nel modulo di raccolta dei dati (ad es. il modulo di contatto, la richiesta iscrizione a una mailing list, richiesta di preventivo).

Ti consiglio di inserire all’interno del modulo di raccolta dati l’informativa privacy.

Resa l’informativa e acquisito il consenso al trattamento, occorre capire come in concreto sia possibile utilizzare i dati raccolti.

Il Codice della Privacy prevede, all’art. 3, il cosiddetto “principio di necessità” che esclude il trattamento dei dati quando le finalità perseguite nei singoli casi possono essere realizzate mediante dati anonimi od opportune modalità che permettano di identificare l’interessato solo in caso di necessità.

In sostanza il trattamento e l’utilizzo dei dati personali raccolti è consentito solo ove l’operazione non possa essere realizzata in altro modo.

Ad es. è consentito al blogger che abbia raccolto gli indirizzi email degli utenti di utilizzare tali dati per l’invio di una newsletter (sul presupposto che gli utenti abbiano espresso il consenso a tale tipo di trattamento) in quanto sarebbe impossibile ottenere lo stesso risultato senza utilizzare i dati forniti.

Allo stesso modo il titolare di un sito di e-commerce potrà utilizzare i dati forniti dai clienti al fine di emettere la fattura per i beni acquistati sul sito internet.

Al contrario non potrà servirsi degli stessi dati per l’invio di materiale pubblicitario a meno che non abbia provveduto a raccogliere apposito consenso.

I dati personali devono inoltre essere:

  • trattati in modo lecito e secondo correttezza
  • raccolti e registrati per scopi determinati, espliciti e legittimi, ed utilizzati in altre operazioni del trattamento in termini compatibili con tali scopi
  • esatti e, se necessario, aggiornati
  • pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati
  • conservati in una forma che consenta l’identificazione dell’interessato per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali essi sono stati raccolti o successivamente trattati

Al titolare dei dati raccolti sono sempre riconosciuti i diritti stabiliti dall’art. 7 del Codice della Privacy.

L’interessato ha diritto di ottenere la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile.

L’interessato ha, inoltre, diritto di ottenere l’indicazione:

  • dell’origine dei dati personali
  • delle finalità e modalità del trattamento
  • della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l’ausilio di strumenti elettronici
  • degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell’articolo 5, comma 2
  • dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati

L’interessato ha anche il diritto di ottenere:

  • l’aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l’integrazione dei dati
  • la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati
  • l’attestazione che le operazioni di cui alle lettere a) e b) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si rivela impossibile o comporta un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato

L’interessato ha, infine, diritto di opporsi, in tutto o in parte:

  • per motivi legittimi al trattamento dei dati personali che lo riguardano, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta
  • al trattamento di dati personali che lo riguardano a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale

Informativa cookie

I cookie sono dei file che vengono memorizzati nel nostro computer o qualsiasi altro dispositivo che usiamo quando visitiamo un sito web e possono essere distinti in tre principali categorie:

tecnici, che migliorano la qualità della navigazione (ad es. permettono di non dover reinserire la password passando da una pagina all’altra)

quelli che servono per studiare le statistiche di accesso ai siti

quelli di profilazione che tracciano il comportamento di chi naviga per inviargli pubblicità mirate.

Chi opera su internet deve fornire agli utenti informazioni chiare e complete.

Nelle linee guida del Garante Privacy si legge che è anche necessario “richiedere e ottenere il consenso degli interessati, revocabile in ogni momento, e offrire concrete tutele anche a chi non dispone di uno specifico account per accedere ai servizi offerti”.

Le regole puntano ad armonizzare e rendere più chiara la gestione delle attività cd. di profilazione.

Ossia, la definizione di “profili” di utenti sulla base di caratteristiche, comportamenti, scelte, abitudini, allo scopo di fornire servizi o promozioni personalizzate.

Ai fini di tutelare la privacy sia degli utenti autenticati – quelli che accedono ai servizi tramite un account (ad es. per l’utilizzo della posta elettronica) – sia di quelli che fanno uso dei servizi in assenza di autenticazione, l’informativa sul trattamento dei dati deve essere

chiara, completa, esaustiva e resa ben visibile, già dalla prima pagina del sito, visto che costituisce il presupposto per consentire agli utenti di esprimere o meno il consenso all’uso dei propri dati per fini di profilazione.

Se un’azienda ha intenzione di utilizzare, tramite i cookie di profilazione, i dati personali dell’utente per finalità diverse da quelle necessarie per la fornitura del servizio.

Ad es. i filtri antispam, antivirus o strumenti per consentire ricerche testuali) dovrà chiedergli il consenso.

Per questo motivo sono previste modalità semplificate con cui gli utenti potranno scegliere se acconsentire alla profilazione oppure no.

Altro diritto di chi naviga online e’ quello di poter revocare in ogni momento le scelte fatte in precedenza attraverso un link sempre ben visibile sulla pagina.

In caso di mancata informativa e’ applicata una sanzione pecuniaria che va da € 6.000,00 a € 36.000,00.

Nel caso in cui venga dimostrata l’installazione di cookie di profilazione, senza l’autorizzazione da parte dell’utente, la sanzione parte da un minimo di € 10.000,00 fino a € 120.000,00.

Vuoi essere a norma con i requisiti previsti dalla legge per il tuo sito? Contattami e avrai un sito a prova di legge!

 

 

Immagine: Barbara Kruger

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *