Il Ritratto di FaceApp

IL RITRATTO DI FACEAPP AVV SILVIA DI VIRGILIO LEXAROUND ME MILANO

Tutti conosciamo il famoso romanzo di Oscar Wilde “Il Ritratto di Dorian Gray”. 

Il romanzo è ambientato nella Londra vittoriana del XIX secolo, e racconta di un giovane di bell’aspetto, Dorian Gray, che arriverà a fare della sua bellezza un rito insano. Dorian inizia a rendersi conto del privilegio del suo fascino quando un suo amico pittore gli regala un suo ritratto che lo riproduce nel pieno della gioventù.

Da quel momento comincia a guardare la giovinezza come qualcosa di veramente importante, tanto da provare invidia verso il suo stesso ritratto, che sarà eternamente bello e giovane mentre lui invecchierà. Colpito dal panico, Dorian arriva a stipulare una sorta di “patto col diavolo” per far invecchiare il dipinto al suo posto.

E nell’era dei social e dell’immagine a ogni costo qual’è una delle più grandi paure?

Non presentarsi più con un’immagine giovane e vincente, non apparire al meglio.

In questi ultimi giorni milioni di persone hanno deciso di fare il contrario: esorcizzare la paura di invecchiare postando una proprio foto invecchiata di qualche decina di anni. 

FaceApp, è gestita dalla società russa Wireless Lab, che l’ha lanciata sul mercato nel 2017.

E’ un’applicazione che utilizza l’Intelligenza Artificiale per elaborare le foto e applicare particolari filtri al volto.

Uno di questi  ti invecchia. FaceApp è tornata di moda e in queste ore impazza su tutti i social network dopo che alcune celebrità hanno dato il via alla #FaceAppChallenge, che consiste proprio nel pubblicare una foto di sé invecchiata con l’app.

Il nuovo successo di FaceApp ha portato con sé nuove preoccupazioni sulla privacy degli utenti, legate al funzionamento dell’applicazione e al fatto che questa sia sviluppata e gestita in Russia.

Ma cosa succede quando scarichi FaceApp?

Dopo l’installazione, FaceApp ti chiede l’autorizzazione per poter accedere alle tue foto sullo smartphone, così che possano essere modificate applicando i vari filtri, compreso quello per invecchiarsi. È un sistema comune a moltissime applicazioni.

Ma il punto è che FaceApp non rende esplicito che i dati delle foto scelte per le modifiche saranno raccolti dai suoi sistemi e che saranno trasferiti sui suoi server.

Una volta che hai scelto la foto dal tuo rullino o album fotografico FaceApp la invia ai server, dove avviene materialmente la modifica dell’immagine.

Terminata l’operazione, la foto viene rispedita allo smartphone che l’aveva inviata. Il processo è completamente nascosto: viene mostrato un cerchio che si riempie man mano che procede l’operazione. Senza che venga spiegato che l’immagine ha lasciato lo smartphone, sia finita su un server per essere modificata e poi rinviata al cellulare.

In seguito ai dubbi circolati nei giorni scorsi, Wireless Lab ha comunicato che le foto rimangono sui server “per qualche giorno” e che poi vengono cancellate, senza fornire informazioni più precise.

We are receiving a lot of inquiries regarding our privacy policy and therefore, would like to provide a few points that explain the basics:

FaceApp performs most of the photo processing in the cloud. We only upload a photo selected by a user for editing and we never transfer any other images from the phone to the cloud.

We might store an uploaded photo in the cloud. The main reason for that is performance and traffic: we want to make sure that the user doesn’t upload the photo repeatedly for every edit operation. Most images are deleted from our servers within 48 hours from the upload date.

We accept requests from users for removing all their data from our servers. Our support team is currently overloaded, but these requests have our priority. For the fastest processing, we recommend sending the requests from the FaceApp mobile app using “Settings->Support->Report a bug” with the word “privacy” in the subject line. We are working on the better UI for that.

All FaceApp features are available without logging in, and you can log in only from the settings screen. As a result, 99% of users don’t log in; therefore, we don’t have access to any data that could identify a person.

We don’t sell or share any user data with any third parties.

Even though the core R&D team is located in Russia, the user data is not transferred to Russia.

E quindi?

“Raccogliamo i seguenti tipi di informazioni: contenuti dell’utente (ad es. foto e altro materiale) che pubblichi attraverso il servizio. […]

Potremmo condividere contenuti dell’utente e informazioni (inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, cookie, file di registro, identificativi dispositivo, dati sulla posizione e dati di utilizzo) con le aziende dello stesso gruppo di società di cui FaceApp fa parte o che lo diventeranno (“Affiliate”). 

Le aziende affiliate possono utilizzare queste informazioni per aiutare a fornire, comprendere e migliorare il servizio (includendo anche l’analisi). Tali società rispetteranno le scelte dell’utente su chi può vedere le foto.

Inoltre, potremmo condividere le tue informazioni tra cui cookie, file di registro e identificatori di dispositivi e dati di posizione, con organizzazioni di terze parti che ci aiutano a fornire il servizio all’utente (“Fornitori di servizi”). […]

Se vendiamo o trasferiamo in parte o interamente la società FaceApp o le nostre risorse ad un’altra organizzazione (ad esempio, nel corso di una transazione come fusione, acquisizione, fallimento, scioglimento, liquidazione), le vostre informazioni e qualsiasi altra dato raccolto attraverso il servizio possono essere venduti o trasferite. Continuerai tuttavia a possedere i tuoi contenuti. L’acquirente o il cessionario dovrà rispettare gli impegni di questa informativa sulla privacy”.

Rispondendo alle critiche degli ultimi giorni, FaceApp ha anche spiegato che gli utenti hanno la possibilità di chiedere la rimozione dei loro dati conservati sui sistemi dell’applicazione. 

Il processo è, però, decisamente complicato: si deve andare nelle impostazioni dell’app, selezionare la voce “Supporto”, dalla schermata successiva “Segnala bug e invia i registri” e, infine, indicare “Privacy” nell’oggetto dell’email che viene generata per la segnalazione.

FaceApp sostiene che a breve introdurrà un sistema più semplice per chiedere la rimozione dei propri dati. Ma non ha chiarito né quando né con quali modalità.

La nostra privacy è davvero a rischio?

Anche se ci sono molti aspetti che non rispettano gli standard per la gestione dei dati personali, FaceApp non fa comunque cose molto diverse da altre applicazioni che gestiscono le nostre fotografie.

Facebook e Instagram raccolgono un’enorme quantità di informazioni dalle fotografie che decidiamo di caricare. Le immagini sono impiegate per numerosi scopi, compresi quelli per migliorare il funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale, per riconoscere automaticamente i contenuti all’interno delle fotografie.

In linea di massima, comunque, una fotografia caricata pubblicamente su Internet diventa accessibile e disponibile a tutti. E nulla impedisce a chiunque di impiegarla per scopi diversi da quelli per cui era stata messa online. 

FaceApp non è certamente l’unica applicazione ad avere regole vaghe e poche chiare sulla privacy.

L’app, oltretutto, è a pagamento: siamo davanti a una azienda che è riuscita a monetizzare con una applicazione, cosa oggi sempre più difficile.

Quello che stiamo dando a FaceApp lo diamo a centinaia di altre app che chiedono fotografie e dati di ogni tipo. App gratuite, che a differenza di FaceApp, hanno la necessità di far fruttare i dati che gli diamo.

In conclusione FaceApp non è un problema.

Il problema siamo noi che, nonostante gli appelli alla privacy, all’attenzione verso i dati, soprattutto dei minori, siamo disposti a passare sopra tutto e tutti per qualche euro o un po’ di popolarità sui social.

E la realtà è che nonostante gli sforzi di molte aziende per tutelare la privacy degli utenti, il GDPR, le campagne per sensibilizzare il pubblico sulla pericolosità di certe applicazioni  la maggior parte delle persone della propria privacy davanti ai Social non se ne cura minimamente.

 

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