Come ti riformo il copyright

COME TI RIFORMO IL COPYRIGHT AVV SILVIA DI VIRGILIO LEX AROUND ME MILANO

Come ti riformo il copyright.

Il 12 settembre il Parlamento Europeo ha approvato la Riforma del Copyright.

L’Aula ha stabilito che giornalisti, editori, musicisti e creativi di ogni genere debbano essere retribuiti per l’utilizzo delle proprie creazioni da piattaforme di condivisione come YouTube o Facebook e aggregatori di notizie come Google News.

I giganti del web saranno inoltre responsabili per ciò che finisce sui propri spazi e l’uso che ne viene fatto.

Quindi per poter diffondere in rete prodotti audiovisivi e giornalistici le grandi piattaforme e gli aggregatori di notizie dovranno pagare.

Ma dovranno farlo davvero?

La riforma ha subito alcune modifiche all’impianto originale che aveva sollevato molte polemiche nei mesi scorsi. Tanto che la votazione di luglio è stata rinviata per avere più tempo per approfondire alcuni aspetti importanti.

Soprattutto con riferimento a quanto previsto dagli articoli 11 e 13.

L’articolo 11 riguarda la tassa sui link (cd. Link Tax) che costringerebbe le piattaforme online come Facebook e Google ad acquistare licenze dai media per poter proporre agli utenti link ad articoli e notizie.

La direttiva in questo caso avvantaggia gli editori che potrebbero trovare una nuova fonte di guadagno. Ma potrebbe spingere le grandi piattaforme a disimpegnarsi dal settore editoriale. Cosa che andrebbe a penalizzare i piccoli editori.

L’articolo 13 riguarda, invece, la creazione di uno speciale filtro sui contenuti caricati sul web. Un sistema molto simile al Content ID di YouTube ma con la differenza che dovrebbe tenere sotto controllo tutto il web.

Questi filtri, per quanto sofisticati, non sono affidabili al 100% e oltre a non bloccare tutti i contenuti protetti da diritto d’autore, in alcuni casi bloccano anche contenuti liberi.

Il bersaglio principale della riforma  è Google, accusato di arricchirsi tramite il servizio Google News. Un palinsesto di notizie elencate con titolo, breve estratto (lo snippet) e il link all’articolo originale.

Se chi legge clicca e accede alla pagina dell’editore il traffico degli utenti Internet fa aumentare il suo ricavo pubblicitario reale e potenziale.

Ma se il lettore resta sulla pagina di Google News l’editore non ne trae alcun vantaggio. Mentre Google trattiene i dati di navigazione dell’utente che vanno ad arricchire il suo business globale di big data.

Quindi niente riproduzione, neppure parziale, dei contenuti. Vuol dire divieto di snippet ma solo utilizzo di hyperlink con una sola parola.

Ma siamo davvero sicuri che il risultato sarà quello di colpire Google e non, invece, quello di penalizzare la concorrenza e la ricerca di informazioni?

Per qualcuno questa legge sul Copyright decreterebbe la fine della libertà di espressione sul web.

Ma l’approvazione del Parlamento Europeo apre solo l’iter dei negoziati con il Consiglio e la Commissione, per cercare un’intesa sulla versione definitiva della riforma.

Che potrebbe ridimensionare la portata dei cambiamenti proposti dal Parlamento. Dando uno sguardo alla lista dei voti contrari, si può intravedere un blocco pronto all’imposizione del pagamento del copyright su Web formato dai Paesi dell’Est, Italia e probabilmente Paesi Bassi.

La votazione definitiva è prevista per gennaio 2019. Dopo l’approvazione del Parlamento toccherà agli stati membri mettere in atto la direttiva.

Un risultato, quindi, molto lontano da essere definitivo.

 

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