Come ti registro il virus

COME TI REGISTRO IL VIRUS AVV SILVIA DI VIRGILIO LEX AROUND ME MILANO

In queste settimane il termine Coronavirus è tra i più cercati in rete.

Tra gli aggiornamenti sul numero dei contagi pubblicati quotidianamente, le innumerevoli versioni delle autocertificazioni per poter uscire di casa, i consigli per proteggersi al meglio ciascuno di noi si imbatte nella parola Coronavirus svariate volte al giorno.

Ormai è diventato il nostro appuntamento quotidiano.

Perché, quindi, non trasformare il virus in un business?

L’ultimo mese ha visto il deposito di circa una trentina di domande di marchio, in ambito europeo e internazionale, contenenti il termine Coronavirus.

In Italia la società Cosval S.p.a., azienda che opera nel commercio all’ingrosso di profumi e cosmetici, ha depositato la domanda di marchio CORONA VIRUS nelle classi 3 e 5. Prodotti cosmetici e farmaceutici.

Ma anche un’altra società, la Camargo Stile Domani S.r.l., operante nell’ambito del commercio all’ingrosso di profumi e cosmetici e prodotti per parrucchieri ha depositato una domanda di marchio figurativo FUCK CORONA con la sostituzione delle lettere U e K con il simbolo di un virus. Il deposito riguarda la classe 25, abbigliamento, scarpe e cappelleria.

Probabilmente vorrà lanciare una linea di accessori dedicata. Noi italiani siamo pieni di risorse.

Ma a vincere su tutti sono gli Stati Uniti con all’attivo 21 domande di deposito nelle più svariate classi.

I marchi vanno dal più classico Coronavirus, alla frase “I survived Corona Virus” o “I survived the corona virus 2020” al “My Coronavirus experience”.

Non è dato sapere al momento se e quali di queste domande verranno accettate. Ma la scelta di voler tutelare l’utilizzo di un termine che identifica pur sempre una malattia a fini commerciali può essere vista come una scelta poco rispettosa del momento.

Oppure uno sguardo al futuro, il saper cogliere il lato imprenditoriale in ogni occasione, la capacità di andare oltre.

Da un punto di vista strettamente giuridico queste domande sembrano rispettare i requisiti di validità e registrabilità.

Il Codice di Proprietà Industriale stabilisce che possono essere registrati come marchi di impresa

tutti i segni suscettibili di essere rappresentati graficamente, in particolare le parole, compresi i nomi di persone, i disegni, le lettere, le cifre, i suoni, la forma del prodotto o della confezione di esso, le combinazioni o le tonalità cromatiche, purché siano atti a distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli di altre imprese

Sembrano sussistere anche i requisiti di liceità, verità e originalità.

Sulla capacità distintiva e la considerazione che si tratti  di un marchio forte o debole questa dipenderà da come verrà usato il marchio.

Quindi se ci sarà un’assonanza logica tra marchio e prodotto.

Sul requisito della novità, al momento almeno non ci sono dubbi.

Il marchio Coronavirus non è stato utilizzato, almeno finora, da aziende che operano nello stesso settore produttivo.

Infine, si tratta sicuramente di un marchio che potrà essere identificato e riconosciuto immediatamente.

E il termine Coronavirus rimarrà impresso a lungo nella nostra memoria. 

 

Se vuoi approfondire gli argomenti trattati in questo Post “Come ti registro il virus” sui requisiti della registrazione del marchio leggi gli articoli della sezione Proprietà Industriale.

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