Are you smart?

ARE YOU SMART AVV SILVIA DI VIRGILIO LEX AROUND ME MILANO

Anche lavorare ai tempi del Coronavirus non è consentito. E quando lo è lo si può fare da casa.

L’Italia ha scoperto lo smart working per cercare di far fronte all’emergenza. 

Alcune aziende ormai da anni hanno introdotto la possibilità di lavorare anche a distanza, dotando i propri dipendenti di strumenti adeguati e monitorando l’attività svolta.

Ma è nell’ambito dei liberi professionisti che lo smart working ha preso piede maggiormente. Chi di noi non ha mai risposto a una mail mentre era fuori dallo studio? O programmato una conference call dal salotto di casa? 

Ma il concetto di smart working è una realtà complessa e articolata, con delle regole precise.

Cosa dice la legge

Lo smart working è stato introdotto dalla Legge n.81 del 2017, in particolare al Capo II (articoli da 18 a 24).

La legge prevede che ci sia:

  • un accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi
  • l’assenza di precisi vincoli di luogo di lavoro
  • l’assenza di orari precisi entro i limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva
  • il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa
  • un trattamento economico e normativo non inferiore a quello applicato ai lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda

Smart working e Coronavirus

Nell’attuale situazione di emergenza il Governo ha previsto una versione “semplificata” dello smart working, estesa per l’intera durata dell’emergenza stessa a ogni tipo di lavoro subordinato su tutto il territorio nazionale.

Al fine di evitare gli spostamenti e contenere il contagio le attività produttive e professionali possono proseguire la loro attività lavorando da casa e da remoto.

Anche in assenza degli accordi individuali previsti dalla relativa normativa.

Smart working e GDPR

I lavoratori che svolgono le proprie mansioni fuori dai luoghi di lavoro corrono un rischio più alto di infrangere le norme sul trattamento e la sicurezza dei dati aziendali.

Il GDPR non prevede misure particolari in caso di smart working ma si limita a disporre che la scelta dei sistemi di sicurezza deve essere commisurata all’entità dei rischi e della natura dei dati trattati.

Le aziende che hanno già adottato il regime di smart working prima della situazione attuale si sono già dotate di strumenti per rispondere pienamente a tutte le necessità di questa modalità lavorativa.

Hanno fornito ai dipendenti:

  • dispositivi appositamente predisposti, con applicativi pronti per una fruizione remota
  • software telefonici virtuali adeguati allo scopo
  • portali per la gestione del tempo lavorativo (rilevazione presenze, ecc.)

Le aziende che stanno sperimentando adesso il ricorso all’attività lavorativa da remoto stanno spingendo i dipendenti a operare in smart working senza avere idea di come affrontare in modo serio la questione, mettendo di fatto a rischio i dati aziendali.

La maggiore criticità può derivare dal fatto che i dipendenti usano i loro dispositivi personali per accedere ai sistemi aziendali.

Spesso usando connessioni di rete senza aver modificato i parametri standard.

Oppure senza essersi dotati di sistemi antivirus o anti malware.

In questo scenario è quindi alta la possibilità che i computer abbiano malware attivi. O che qualcuno possa intercettare le comunicazioni senza particolari difficoltà. Uno scenario decisamente pericoloso, tanto più se si accede ai sistemi aziendali.

Cosa si può fare nell’emergenza?

  • aggiornare e rispettate le policy IT, in particolare con riguardo alla posta elettronica o al telefono aziendali
  • evitare il collegamento a reti non sicure
  • munirsi di un sistema antivirus
  • non usare apparecchi personali per leggere la posta elettronica ma dispositivi forniti dall’azienda
  • se possibile impostare un sistema di gestione remota del PC con il quale si possano monitorare e gestire eventuali problemi
  • evitare l’uso dei social network o altre applicazioni social facilmente hackerabili dai dispositivi aziendali

Se vuoi sapere come gestire al meglio i tuoi contratti leggi anche il Post “Il contratto ai tempi del Coronavirus“.

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Se vuoi approfondire tutti gli aspetti del GDPR leggi gli articoli della Categoria. 

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